Se globalizzazione indica un fenomeno di crescita progressiva delle relazioni e degli scambi a livello mondiale in diversi ambiti, il cui effetto principale è una decisa convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo, siamo rovinati.
Mi domando come possa avvenire questa convergenza se non siamo in grado di comunicare in maniera accurata.
Alcune settimane fa ho visto su Sky il film’Valentino: l’Ultimo Imperatore’, sulla vita del famoso sarto.
Erano ripresi anche molti momenti del quotidiano di questo personaggio e del suo ambiente, tra cui Italiani che parlavano in Inglese. Mi ha colpito in special modo Matteo Marzotto.
Mi sarei aspettata da un quarantenne che immaginavo educato in scuole esclusive, formatosi in un ambiente cosmopolita, un inglese ineccepibile. Beh, accento modesto, intonazione inesistente, vocabolario mediocre, scorrevolezza zoppicante. Non parliamo di Valentino e del suo socio e compagno Giancarlo Giammetti. Quest’ultimo non metteva mai una ‘s’ alla terza persona singolare del presente. Comunque qui siamo nell’ambito di persone che, comunque, comunicano in modo efficace, la mia perplessità riguarda invece il calibro comunicativo e persuasivo del mondo aziendale che vuol conquistare e interagire con mercati esteri.
Che cosa fa questo mondo per entrare nella mischia? E cosa fanno i giovani per entrare nel mondo aziendale, pronti alla competizione internazionale?